Il ciglio

Sono seduti al tavolino del bar di fianco a me. Non ho niente da leggere, ho bevuto il mio caffè, non posso fare altro che guardarmi attorno e ascoltare.
“Posso fare una cosa?” chiede lei.
“Cosa?” le risponde lui.
“E’ più forte di me” dice lei, “quando vedo un ciglio devo fare il gioco del desiderio”.
“Va bene” dice lui.
Avranno vent’anni. Direi che stanno assieme, ma chi può stabilirlo con certezza.
Lei delicatamente, con un movimento lento, prende il ciglio sul viso di lui con la punta del pollice e del medio a pinza. Riesce ad afferrarlo al primo colpo. Lo deposita sul polpastrello dell’indice della mano destra. Lui mette il polpastrello del suo dito indice sopra quello di lei. Le dita si comprimono una contro l’altra e il ciglio resta schiacciato tra i due polpastrelli.
Il mondo si ferma.
“Desiderio” dice lei guardandolo negli occhi.
Tre, forse quattro secondi di silenzio e lui dice “Fatto. Desiderio espresso”.
Distaccano le dita, il ciglio resta appiccicato al polpastrello di lui.
Lei ci rimane male, ha un aria delusa: “Mai una volta che resti attaccato alle mie dita” dice.
Lui sorride, sembra non dare peso alla cosa.
“Qual è il tuo desiderio?” chiede lui.
“Non si può dire” dice lei. “E il tuo?”
“Il mio desiderio” dice lui “è che si esaudisca il tuo”.
Lei sgrana gli occhi, sorride.
“Solo” dice lei “adesso che me l’hai detto mi sa che non si esaudisce nemmeno il tuo…”

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