In mood for music – Snow Patrol

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Su un treno in fuga

“Ogni tanto ti penso spesso, mi manchi quando sei con me”

Dente

Siamo in viaggio verso Vienna, su un treno in fuga lungo la valle del Reno. Un treno che ho preso al volo dopo avere camminato in lungo e in largo un giorno intero per Amsterdam. Parlo per ore e parlerò per una notte intera con una ragazza austriaca che ho appena conosciuto.

Nel nostro scompartimento c’è solo un’anziana signora che sonnecchia, voltata di spalle. Pare intenta a spiarci.

La ragazza mi racconta di lei come se ci fossimo incontrati dopo dieci anni, sottovo­ce, per non svegliare la signora di fianco a noi. Mi sussurra la sua vita divisa tra l’Olanda e Vienna.

Ab­bagliato dalla sua carnagione chiara, ascolto il suo inglese da tedesca e le guardo il seno. Mi dice di visitare lo Schönbrunn e di pensarla un istante attra­versando Mariahilfer Strasse dove lei ha trascorso l’in­fanzia e dove sta tornando ora.

Ci svegliamo all’alba dopo un breve dormiveglia, circondati da uo­mini d’affari diretti al lavoro. La signora anziana non c’è più. Se n’è andata prima del nostro risveglio por­tandosi via le nostre parole.

Postcard from London

Postcard from London

Guardando fuori dalla finestra

Leonardo

 

“No si volta chi a stella è fisso”

Leonardo da Vinci

 

Penso a Leonardo e lo immagino seduto sul davanzale di una finestra sull’Arno, quando la notte illune doveva essere un respiro di luce esalato dal cielo.

Mi chiedo se a distrarlo valeva più il sorriso di una donna o il profilo di un seno. E’ una domanda futile, ma stanotte le stelle si vedono appena nella luce opaca dei lampioni.

Il tuo ragazzo mi sta fissando

Roma Fiumicino, imbarchi internazionali. Mangio un boccone in attesa del volo delle 23.15 per Algeri. Il bar è in chiusura, la maggior parte dei negozi ha le saracinesche abbassate.

Ci sono aeroporti che non conoscono differenza tra il giorno e la notte: Ciudad de Mexico, Istanbul, Amsterdam sono affollati a qualsiasi ora. Questo no.

Passano alcune persone trafelate, con l’aria assonnata. Occhi gonfi, borse a tracolla, giubbotto a metà schiena, passaporto e biglietto in mano.

Mi guardo attorno e penso ai fatti miei quando mi si para davanti agli occhi una t-shirt bianca con scritto: Il tuo ragazzo mi sta fissando. L’indossa un’adolescente curvy col fiato corto, mentre va di fretta a prendere chissà quale volo.

Resto solo col mio panino in mano, l’aereo per Algeri in ritardo e una scritta in testa che mi fa sorridere.

Oltre a lei

Here she comes

You’d better watch your step

(Femme fatale, Velvet Underground)

 

 

Oltre a lei il vero spettacolo sono gli uomini seduti qui attorno.

C’è chi fa lo sguardo truce. Chi senza accorgersene assume un’aria stordita. Chi si atteggia, consapevolmente, come se si guardasse allo specchio nella posa migliore.

Chi ammicca concupiscente. Chi osserva impunemente. Chi resta sbalordito, catalettico, come se avesse visto la Madonna. Chi incredulo si chiede se sta sognando ad occhi aperti. Chi sarebbe disposto a pagare, chi rinuncerebbe a tutto. Chi dimentica se stesso.

Chi perde il segno dell’interminabile romanzo che sta leggendo che sta vivendo. Chi lascia suonare a vuoto il cellulare senza rispondere.

Chi resta col cucchiaino dello yogurt a mezz’aria, con il bambino nel passeggino che aspetta a bocca aperta e non ne capisce il motivo. Lo capirà tra qualche tempo.

Succede questo quando la mora tacco dodici con le gambe da cicogna si siede al gate 71 di Paris Charles de Gaulle.

 

Postcard from the plane – Over Kiev

Postcard from the plane - Over Kiev