Sono irrimediabilmente attratto dalle persone che corrono

Sono irrimediabilmente attratto dalle persone che corrono. Trovo che ognuna nel farlo sia diversa dall’altra: nel modo di sollevare le gambe, di tenere le braccia, nell’espressione del volto.
Correre, come camminare, mette in mostra molto del nostro lato fisico. Rivela se siamo leggeri o pesanti, contratti, compassati, sciolti, disinibiti. Se siamo forti o gracili, doloranti o in piena forma. Goffi, impacciati, innaturali o eleganti. Rilassati o drammaticamente sotto sforzo.
C’è chi saltella, chi corre in orizzontale come se seguisse una linea immaginaria da non oltrepassare col capo. Chi solleva i piedi zampettando come un grillo, chi ha un passo felpato come se corresse scalzo su un tappeto persiano.
Se vedo uno che corre mi viene subito voglia di seguirlo. A volte quando sono in compagnia lo faccio per scherzo, anche se sono in giacca e cravatta, magari seduto al caffè a bere qualcosa con gli amici: mi alzo di scatto e inseguo il corridore per un centinaio di metri.
Un giorno in aeroporto a Francoforte, mentre aspettavo l’imbarco con i colleghi di rientro da una fiera, è passata una signora di corsa, probabilmente in ritardo per la coincidenza. Senza dire niente a nessuno mi sono messo a correrle appresso. Quando si è accorta di me si è spaventata. Chissà, deve avere pensato che fossi pazzo, un maniaco malintenzionato, o semplicemente un cretino.
Trovo esaltante la scena in cui Forrest Gump decide di correre in lungo e in largo per gli States e capisco perfettamente quelli che per puro istinto gli si sono accodati.
Correre per correre. Senza una meta, senza un traguardo, senza un limite di tempo. Strenuamente in lotta con la forza di gravità, il vento contrario, la pioggia battente.
Correre per ingannare il tempo.

Annunci