Google Zeitgeist

Per caso scopro che Google a fine anno mette a disposizione delle statistiche dove per una serie di argomenti fornisce le 10 parole più cliccate. L’operazione si chiama google zeitgeis. L’obiettivo, come suggerisce la parolona tedesca, è fornire lo spirito del tempo.

Sbirciando a caso scelgo l’anno 2012, paese Italia e tra le varie voci, Che cosa significa, Concerti, Mostre, etc, scelgo la lista Come fare.

Al primo posto c’è come fare l’amore. E questo non mi sorprende. Penso agli adolescenti, al desiderio di scoperta, al fatto che prima di affrontare il soggetto in carne e ossa uno possa lecitamente farsi un’idea su internet, cliccare banalmente su un motore di ricerca.

Al secondo posto: come fare un clistere. E qui mi fermo. Sbalordito.

Rileggo, controllo, esco e rientro nel sito per verificare. E’ proprio così. In Italia il secondo soggetto più ricercato in google con la frase come fare… è il clistere.

Do un’occhiata al volo agli altri paesi, Spagna, UK, Francia, ma il clistere non compare in nessuna delle liste. Solo in Italia.

Nella sovrabbondanza diffusa, nel sovrappeso generalizzato di questo paese bizzarro, subito dopo l’amore, una delle principali ricerche rivela l’esigenza di liberarsi artificialmente di un peso, di un intoppo.

Faticando a farmene una ragione, mi concedo il dubbio che questo secondo posto in classifica sia più il risultato di una curiosità che di una necessità reale. Ma chi lo può dire.

 

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Adesso non cerco più il bamboccio

Samantha, la mia collega e compagna d’ufficio, si è mollata col ragazzo. E’ successo anche l’anno scorso, non so se con lo stesso.

Quando si lascia col moroso perde completamente la fiducia in se stessa. Sembra smarrita. Tutte le sante mattine appena arriva in ufficio il suo primo pensiero è ascoltare l’oroscopo su internet: per un minuto buono mi fa sentire la voce di questo debosciato che snocciola a caso fregnacce sulla vita, l’amore e le stelle. Non ancora sazia mi chiede – ogni giorno – di che segno sono e fa partire il mio, di oroscopo.

Dall’estate scorsa questo premio Nobel parlando a vanvera del Leone ripete che devo mettere ordine nelle mie finanze e darmi una calmata con le spese. Sempre uguale. Oramai mi ha sfracellato l’anima con sta menata.

Ascoltato l’oroscopo Samantha si trucca scrutandosi in uno specchietto tascabile. Sopracciglia, ciglia, fard, cipria, rossetto. Chatta una buona mezz’ora su skipe. Fa un paio di telefonate. Va in bagno con una collega. Beve un caffè con un’altra. Riceve cinque minuti la sua amica dell’Amministrazione. Solo sulle undici realizza di essere in ufficio e finalmente si mette a fare qualcosa, così, per ammazzare il tempo.

Biascica chewing-gum ininterrottamente. Tracanna litri d’acqua. A metà mattina o a metà pomeriggio si concede uno spuntino previsto dalla dieta che gli ha consigliato un tizio in palestra: prosciutto crudo e yogurt.

Presa da questa burrasca sentimentale è come una mina vagante. Offerte sconclusionate, lettere d’invito inevase, pratiche che scompaiono nel nulla, cose da ripetere tre volte.

Ci sono giornate in cui ha gli ormoni a mille: vestita abitualmente da pin up cammina sculettando davanti alla mia scrivania, si appoggia al tavolo, busto a novanta gradi,  lancia occhiatacce da gazzella del Serengheti.

Uno di questi giorni penso di prendere su e sbattere la testa contro il muro.

Oggi di punto in bianco nel silenzio dell’ufficio mentre armeggiava con specchietto e eyeliner se n’è uscita con una frase lapidaria:

“Adesso non cerco più il bamboccio bello. Voglio solo un uomo che mi fa stare bene.”

Desiderio plausibile.

Mi guarda.

La guardo.

Provo a immaginare l’uomo che la farà stare bene e mi chiedo – per un momento complice – di che segno potrà mai essere.