A pranzo con Irene

Oggi pranzo con Irene. E’ qui a Firenze perché stamattina ha fatto degli esami in ospedale. Qualche mese fa le hanno scoperto uno scompenso nei globuli bianchi, una degenerazione inspiegabile. Forse un tumore.

La cosa mi sembra seria, ma Irene mentre ne parla ride. E allora mi viene in mente che lei è così: parte sempre dal peggio, tira al melodrammatico, poi si riprende, sdrammatizza.

Dice che è una forma ereditaria e in effetti qualche suo parente ha avuto una cosa simile, tipo sua nonna.

“Se n’è andata per questo?” le chiedo serioso.

“Ma va” fa lei, “è ancora al mondo. Quest’estate compie novantadue anni…”.

Tutto sommato non mi sembra preoccupata. Sono felice di vederla e glielo dico in continuazione. Irene resta la mia ex collega preferita. Una donna tutta d’un pezzo, schietta, spontanea, a volte fintamente ingenua. Con lei mi viene naturale infilarmi in lunghe chiacchierate. Quando eravamo compagni d’ufficio praticavamo il pettegolezzo sfrenato e adesso che non lavoriamo più assieme ogni tanto ci dobbiamo incontrare per metterci in pari.

“Sai che sopra ci sono delle camere?” le dico interrompendola.

“Quindi?”

“Niente. Volevo dirti che ne ho prenotata una per noi due.”

(Sguardo interrogativo di lei)

“Andiamo su.”

“Ma sei fuori? Smettila dai.”

“Guarda, ti resta così poco da vivere… Io ci farei un pensiero…”

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Bau bau

Fa così quando è sovrappensiero. Agitato. In fibrillazione per qualcosa che lo tormenta. Come se improvvisamente fosse solo al mondo. Prende a dire: bau bau miao miao. Bau bau miao miao.
Così. A ripetizione.
Passando per il corridoio, a volte schioccando le dita: bau bau miao miao…
Tra le varie uscite che mi tocca sorbire del mio capo, questa è quella che mi cattura di più.

Il verzellino giallo

Il verzellino giallo in mezzo all’erba non teme l’ombra della tortora che si posa sui rami del pino. Nel caldo del pomeriggio mi affaccio alla finestra dell’ufficio per guardare fuori. Rare auto che passano sulla strada di fronte e il canto di qualche sparuto uccello.

Il condizionatore guasto va a intermittenza: si accende, dura qualche secondo e si spegne. Non dà sollievo. Bagnato di sudore sono in attesa di uno squillo del telefono e non ho voglia di chiamare nessuno. Difficile immaginare che qualcuno lavori con questa calura.

Il verzellino perlustra il prato in parte inaridito. La tortora, forse più furba, resta all’ombra sui rami del pino.

Siamo le uniche tre presenze di questo pomeriggio estivo. Non giungono notizie dal mondo. Nessuno si fa vivo. Questo mi fa credere per un momento che il mondo stesso sia alla finestra come me. In questa calura non ci sono guerre, scioperi, proteste. I giornali sono a corto di notizie e le poche scritte sembrano inattendibili.

Spiare dalla finestra i movimenti degli uccelli è una notizia trascurabile.

La tortora prende il volo in verticale e planando scompare dietro le case. Il verzellino ha percorso rasoterra qualche metro e si è imbucato in una siepe.

Penso che quello che vedo difficilmente ti possa interessare e che mi ostino a notare cose per te insignificanti. Cose che nessuno vede o ha mai visto.

Resto così solo alla finestra in questo pomeriggio di fine luglio.