Su un treno in fuga

“Ogni tanto ti penso spesso, mi manchi quando sei con me”

Dente

Siamo in viaggio verso Vienna, su un treno in fuga lungo la valle del Reno. Un treno che ho preso al volo dopo avere camminato in lungo e in largo un giorno intero per Amsterdam. Parlo per ore e parlerò per una notte intera con una ragazza austriaca che ho appena conosciuto.

Nel nostro scompartimento c’è solo un’anziana signora che sonnecchia, voltata di spalle. Pare intenta a spiarci.

La ragazza mi racconta di lei come se ci fossimo incontrati dopo dieci anni, sottovo­ce, per non svegliare la signora di fianco a noi. Mi sussurra la sua vita divisa tra l’Olanda e Vienna.

Ab­bagliato dalla sua carnagione chiara, ascolto il suo inglese da tedesca e le guardo il seno. Mi dice di visitare lo Schönbrunn e di pensarla un istante attra­versando Mariahilfer Strasse dove lei ha trascorso l’in­fanzia e dove sta tornando ora.

Ci svegliamo all’alba dopo un breve dormiveglia, circondati da uo­mini d’affari diretti al lavoro. La signora anziana non c’è più. Se n’è andata prima del nostro risveglio por­tandosi via le nostre parole.

Ho rivisto i tuoi occhi

Ho rivisto i tuoi occhi un pomeriggio di fine marzo sul viso di una ragazza seduta nel mio stesso scompartimento su un treno diretto a Varsavia. Quello sguardo severo, non so se dovuto alla miopia o a una propensione indagatrice. Quegli occhi che fissano istantaneamente qualcosa, che diventano una sottile fessura come gli occhi di un rapace prima di ghermire la preda e non mollano l’oggetto in questione, la persona, il dettaglio, fino a quando qualcos’altro infinitesimale e insignificante li distoglie.