Il battello sul fiume a Mosca

Sono a Mosca.  Passeggio con qualcuno seguendo il fiume, la Moskvà. Fiume e città qui hanno lo stesso nome, tipo Rio de Janeiro. Salvo il fatto che a Rio il fiume non c’è.

Ora non ricordo bene con chi sono, visto che quello che racconto è successo vent’anni fa. Probabilmente il mio amico Danilo, a Mosca con me tre settimane presso una famiglia per imparare la lingua. Forse Olga. Forse Serghej. Ma non ha importanza.

E’ un pomeriggio afoso di luglio, cerchiamo un po’ di refrigerio all’ombra degli alberi del parco.

Scorrono alcuni battelli con poche persone a bordo: turisti, fidanzati, sfaccendati del posto. Sulla golena in cemento dell’altra sponda alcuni bagnanti prendono il sole sdraiati su teli di fortuna o direttamente a terra.

Uno dei battelli passato da poco di fronte a noi prende velocità mandando il motore su di giri, si avvicina alla sponda opposta e vira all’improvviso come se dovesse fare un’inversione a u. Con questa sterzata brusca alza un’onda di mezzo metro che lentamente, inesorabilmente, invade la banchina di cemento e inonda le persone stese al sole.

Ci arrivano gli strepiti e le urla indignate dei bagnanti che sono scattati in piedi, fradici e increduli. Cercano di raccogliere asciugamani borse e altri oggetti ora sparsi in disordine sulla banchina.

A bordo del battello che ora rallenta e accosta sul nostro lato se la ridono.

Un gioco come un altro. Un passatempo come un altro in una città sorprendente che sembra non chiedere a nessuno di essere compresa.

 

In mood for music – Le luci della centrale elettrica

Luminosa natura morta con ragazza al computer

Colazione con Sofie

Luminosa natura morta con ragazza al computer

(I destini generali, Le luci della centrale elettrica)

 

Questa mattina faccio colazione con Sofie, una mia collega francese qui a Parigi come me per una fiera.

La trovo sola al tavolo. Saluto, appoggio la giacca sulla sedia e vado a prendere qualcosa al buffet.

Quando ritorno è tutta presa a spalmare del burro su una fetta biscottata.

Mi viene in mente la scena di Baci rubati in cui la ragazza insegna a Antoine Doinel come stendere il burro su due fette biscottate sovrapposte in modo da non romperle. Sofie, nonostante sia francese non usa questa tecnica e mentre preme con il coltello una fetta le si sbriciola in mano. Questo piccolo incidente le provoca uno scatto nervoso. Improvvisamente ha un’aria desolata, come se le fosse caduto un intero calice di vino sul vestito.

Decido di non dirle niente della scena del film. Fingo di non essermi accorto di nulla.

Le chiedo come sta. Dice che da un mese si è rimessa a fumare dopo averne fatto a meno per tredici anni. I suoi genitori si stanno separando. Ha smesso persino di fare sport. Si occupava di capoeira e fitness, ma la capoeira in fondo non le è mai piaciuta: “non è solo uno sport, è uno stile di vita nel quale non mi riconosco”.

Restiamo in silenzio qualche istante.

“Non ho mai assistito a un’esibizione di capoeira” le dico, “salvo un pomeriggio d’estate in spiaggia: due ragazzi a torso nudo hanno improvvisato questa danza in riva al mare attirando subito un capannello di curiosi.”

Appena finisce di mangiare prende due minuscole pastiglie con un sorso di succo di frutta. Non le chiedo a cosa servono.

Si alza per prima, deve rientrare in stanza per prepararsi e prendere il bagaglio. Dice solo “Ci vediamo dopo”.

Decido di rimanere qualche minuto in più seduto al tavolo.

Sulla tovaglia, dalla parte di Sofie, restano briciole di pane, semi di girasole, un pacchetto di burro aperto e uno di marmellata. Un tovagliolo di carta stropicciato. Coltello e forchetta di traverso sul piatto. Nel piatto altre briciole. Un bicchiere vuoto con del succo d’arancia sul fondo.

Dalla mia parte una ciotola di yogurt e una tazza di caffè.

Mi ritrovo stupidamente a chiedermi se quello che resta della nostra colazione possa aggiungere qualcosa su di noi.

 

Due Zloty

Il nonno di Dariusz – quando Dariusz era ancora un bambino – gli da due monete identiche, ciascuna da uno Zloty e gli dice: con questa compri il latte e con questa due panini.

Dariusz è contento di avere un compito da assolvere per suo nonno. E’ un bambino biondo, occhi azzurri, di appena sei anni. Abita nella periferia di Varsavia: case in legno, boschi di betulle, binari assediati dall’erba, una strada provinciale lungo l’argine della Vistola, la pianura che si perde a vista d’occhio. Non lo sa, ma questo paesaggio si ripete uguale dalle porte di Vienna fino a Vladivostok.

Dariusz arriva al negozio, si fruga in tasca, estrae le due monete. Resta immobile, dubbioso, davanti alla commessa che lo guarda con un’espressione neutra.

Senza fiatare improvvisamente torna indietro, attraversa di corsa campi, radure, vicoli alberati. Non si accorge del vento che fa tremare le betulle, non saluta gli amici che incontra per strada, il suo unico pensiero è rientrare a casa.

Entra, trova il nonno seduto vicino alla finestra e gli chiede: “quale moneta è per il pane e quale per il latte?”

 

Su un treno in fuga

“Ogni tanto ti penso spesso, mi manchi quando sei con me”

Dente

Siamo in viaggio verso Vienna, su un treno in fuga lungo la valle del Reno. Un treno che ho preso al volo dopo avere camminato in lungo e in largo un giorno intero per Amsterdam. Parlo per ore e parlerò per una notte intera con una ragazza austriaca che ho appena conosciuto.

Nel nostro scompartimento c’è solo un’anziana signora che sonnecchia, voltata di spalle. Pare intenta a spiarci.

La ragazza mi racconta di lei come se ci fossimo incontrati dopo dieci anni, sottovo­ce, per non svegliare la signora di fianco a noi. Mi sussurra la sua vita divisa tra l’Olanda e Vienna.

Ab­bagliato dalla sua carnagione chiara, ascolto il suo inglese da tedesca e le guardo il seno. Mi dice di visitare lo Schönbrunn e di pensarla un istante attra­versando Mariahilfer Strasse dove lei ha trascorso l’in­fanzia e dove sta tornando ora.

Ci svegliamo all’alba dopo un breve dormiveglia, circondati da uo­mini d’affari diretti al lavoro. La signora anziana non c’è più. Se n’è andata prima del nostro risveglio por­tandosi via le nostre parole.

Postcard from London

Postcard from London

Guardando fuori dalla finestra

Leonardo

 

“No si volta chi a stella è fisso”

Leonardo da Vinci

 

Penso a Leonardo e lo immagino seduto sul davanzale di una finestra sull’Arno, quando la notte illune doveva essere un respiro di luce esalato dal cielo.

Mi chiedo se a distrarlo valeva più il sorriso di una donna o il profilo di un seno. E’ una domanda futile, ma stanotte le stelle si vedono appena nella luce opaca dei lampioni.