Colazione con Sofie

Luminosa natura morta con ragazza al computer

(I destini generali, Le luci della centrale elettrica)

 

Questa mattina faccio colazione con Sofie, una mia collega francese qui a Parigi come me per una fiera.

La trovo sola al tavolo. Saluto, appoggio la giacca sulla sedia e vado a prendere qualcosa al buffet.

Quando ritorno è tutta presa a spalmare del burro su una fetta biscottata.

Mi viene in mente la scena di Baci rubati in cui la ragazza insegna a Antoine Doinel come stendere il burro su due fette biscottate sovrapposte in modo da non romperle. Sofie, nonostante sia francese non usa questa tecnica e mentre preme con il coltello una fetta le si sbriciola in mano. Questo piccolo incidente le provoca uno scatto nervoso. Improvvisamente ha un’aria desolata, come se le fosse caduto un intero calice di vino sul vestito.

Decido di non dirle niente della scena del film. Fingo di non essermi accorto di nulla.

Le chiedo come sta. Dice che da un mese si è rimessa a fumare dopo averne fatto a meno per tredici anni. I suoi genitori si stanno separando. Ha smesso persino di fare sport. Si occupava di capoeira e fitness, ma la capoeira in fondo non le è mai piaciuta: “non è solo uno sport, è uno stile di vita nel quale non mi riconosco”.

Restiamo in silenzio qualche istante.

“Non ho mai assistito a un’esibizione di capoeira” le dico, “salvo un pomeriggio d’estate in spiaggia: due ragazzi a torso nudo hanno improvvisato questa danza in riva al mare attirando subito un capannello di curiosi.”

Appena finisce di mangiare prende due minuscole pastiglie con un sorso di succo di frutta. Non le chiedo a cosa servono.

Si alza per prima, deve rientrare in stanza per prepararsi e prendere il bagaglio. Dice solo “Ci vediamo dopo”.

Decido di rimanere qualche minuto in più seduto al tavolo.

Sulla tovaglia, dalla parte di Sofie, restano briciole di pane, semi di girasole, un pacchetto di burro aperto e uno di marmellata. Un tovagliolo di carta stropicciato. Coltello e forchetta di traverso sul piatto. Nel piatto altre briciole. Un bicchiere vuoto con del succo d’arancia sul fondo.

Dalla mia parte una ciotola di yogurt e una tazza di caffè.

Mi ritrovo stupidamente a chiedermi se quello che resta della nostra colazione possa aggiungere qualcosa su di noi.

 

Oltre a lei

Here she comes

You’d better watch your step

(Femme fatale, Velvet Underground)

 

 

Oltre a lei il vero spettacolo sono gli uomini seduti qui attorno.

C’è chi fa lo sguardo truce. Chi senza accorgersene assume un’aria stordita. Chi si atteggia, consapevolmente, come se si guardasse allo specchio nella posa migliore.

Chi ammicca concupiscente. Chi osserva impunemente. Chi resta sbalordito, catalettico, come se avesse visto la Madonna. Chi incredulo si chiede se sta sognando ad occhi aperti. Chi sarebbe disposto a pagare, chi rinuncerebbe a tutto. Chi dimentica se stesso.

Chi perde il segno dell’interminabile romanzo che sta leggendo che sta vivendo. Chi lascia suonare a vuoto il cellulare senza rispondere.

Chi resta col cucchiaino dello yogurt a mezz’aria, con il bambino nel passeggino che aspetta a bocca aperta e non ne capisce il motivo. Lo capirà tra qualche tempo.

Succede questo quando la mora tacco dodici con le gambe da cicogna si siede al gate 71 di Paris Charles de Gaulle.