Youth

 Caccia la malinconia dal tuo cuore, allontana dal tuo corpo il dolore, ché giovinezza e adolescenza sono come un soffio.

(Ecclesiaste, 11,10)

Cos’è la giovinezza in fondo, cosa doveva essere

(Le luci della centrale elettrica, 40 Km)

Gli anni prima della scuola sono passati in un lampo, proprio come quegli alberi davanti alla luna.

(John Kennedy Toole, la Bibbia al neon)

 

Youth era una parola che non riuscivo a pronunciare: iouz, iuz, iouhz. La sentii ripetere più volte durante il mio primo Inter-rail in Inghilterra. Dormivo in ostelli della gioventù, Youth hostels. Pronunciare le due parole assieme era ancora più difficile e anche se erano stampate a caratteri cubitali sulla copertina della guida, solo dopo alcuni giorni riuscii ad associare la pronuncia alle due parole scritte.

Gioventù, giovinezza. L’italiano, forse poetico, ingannevole, non trasmette lo stesso suono dell’inglese. Youth è una sillaba misteriosa, è come un taglio, un colpo di vento, dura un istante.

In mood for music – Dente

Ogni tanto ti penso spesso

In mood for music – Le luci della centrale elettrica

Luminosa natura morta con ragazza al computer

Colazione con Sofie

Luminosa natura morta con ragazza al computer

(I destini generali, Le luci della centrale elettrica)

 

Questa mattina faccio colazione con Sofie, una mia collega francese qui a Parigi come me per una fiera.

La trovo sola al tavolo. Saluto, appoggio la giacca sulla sedia e vado a prendere qualcosa al buffet.

Quando ritorno è tutta presa a spalmare del burro su una fetta biscottata.

Mi viene in mente la scena di Baci rubati in cui la ragazza insegna a Antoine Doinel come stendere il burro su due fette biscottate sovrapposte in modo da non romperle. Sofie, nonostante sia francese non usa questa tecnica e mentre preme con il coltello una fetta le si sbriciola in mano. Questo piccolo incidente le provoca uno scatto nervoso. Improvvisamente ha un’aria desolata, come se le fosse caduto un intero calice di vino sul vestito.

Decido di non dirle niente della scena del film. Fingo di non essermi accorto di nulla.

Le chiedo come sta. Dice che da un mese si è rimessa a fumare dopo averne fatto a meno per tredici anni. I suoi genitori si stanno separando. Ha smesso persino di fare sport. Si occupava di capoeira e fitness, ma la capoeira in fondo non le è mai piaciuta: “non è solo uno sport, è uno stile di vita nel quale non mi riconosco”.

Restiamo in silenzio qualche istante.

“Non ho mai assistito a un’esibizione di capoeira” le dico, “salvo un pomeriggio d’estate in spiaggia: due ragazzi a torso nudo hanno improvvisato questa danza in riva al mare attirando subito un capannello di curiosi.”

Appena finisce di mangiare prende due minuscole pastiglie con un sorso di succo di frutta. Non le chiedo a cosa servono.

Si alza per prima, deve rientrare in stanza per prepararsi e prendere il bagaglio. Dice solo “Ci vediamo dopo”.

Decido di rimanere qualche minuto in più seduto al tavolo.

Sulla tovaglia, dalla parte di Sofie, restano briciole di pane, semi di girasole, un pacchetto di burro aperto e uno di marmellata. Un tovagliolo di carta stropicciato. Coltello e forchetta di traverso sul piatto. Nel piatto altre briciole. Un bicchiere vuoto con del succo d’arancia sul fondo.

Dalla mia parte una ciotola di yogurt e una tazza di caffè.

Mi ritrovo stupidamente a chiedermi se quello che resta della nostra colazione possa aggiungere qualcosa su di noi.