Il verzellino giallo

Il verzellino giallo in mezzo all’erba non teme l’ombra della tortora che si posa sui rami del pino. Nel caldo del pomeriggio mi affaccio alla finestra dell’ufficio per guardare fuori. Rare auto che passano sulla strada di fronte e il canto di qualche sparuto uccello.

Il condizionatore guasto va a intermittenza: si accende, dura qualche secondo e si spegne. Non dà sollievo. Bagnato di sudore sono in attesa di uno squillo del telefono e non ho voglia di chiamare nessuno. Difficile immaginare che qualcuno lavori con questa calura.

Il verzellino perlustra il prato in parte inaridito. La tortora, forse più furba, resta all’ombra sui rami del pino.

Siamo le uniche tre presenze di questo pomeriggio estivo. Non giungono notizie dal mondo. Nessuno si fa vivo. Questo mi fa credere per un momento che il mondo stesso sia alla finestra come me. In questa calura non ci sono guerre, scioperi, proteste. I giornali sono a corto di notizie e le poche scritte sembrano inattendibili.

Spiare dalla finestra i movimenti degli uccelli è una notizia trascurabile.

La tortora prende il volo in verticale e planando scompare dietro le case. Il verzellino ha percorso rasoterra qualche metro e si è imbucato in una siepe.

Penso che quello che vedo difficilmente ti possa interessare e che mi ostino a notare cose per te insignificanti. Cose che nessuno vede o ha mai visto.

Resto così solo alla finestra in questo pomeriggio di fine luglio.

Ho visto due merli

Ho visto due merli scegliere come luogo per le loro cerimonie nuziali i rami di un’antenna televisiva. Li ho visti saltellare e rincorrersi attraverso i tubi grigi, girare attorno al palo principa­le. Salire e scendere dai listelli per la ricezione dei canali locali a quelli del­le reti nazionali, ripetere il loro rituale come per millenni hanno fatto sui rami di vecchie querce. E questo mi dice qualcosa sulla loro e sul­la nostra capacità di adat­tamento, mi fa credere per un momento che loro riuscirebbero a vivere an­che senz’alberi, e noi sen­za televisori.