Buoni auspici

Il tuo futuro è roseo. No scusa, tira più al porpora. A dire il vero è un rosso arancio. Cavolo, ma cambia colore in continuazione!

Questioni di memoria

Dico a Samantha che se non sa cosa andare a vedere al cinema le consiglio Il capitale umano di Paolo Virzì.
“Ma che bravo che sei!” mi risponde lei, “ veramente, ti ricordi tutti i titoli dei film e anche il regista.”
La guardo scartando subito il dubbio che ci sia dell’ironia nelle sue parole.
“Penso che siamo portati a ricordare quello che ci piace”, le dico forse troppo benevolo, “ mi sembra naturale.”
Qualche secondo di silenzio e lei mi risponde: “Sai che hai ragione? Anch’ io quando vedo un bel vestito mi ricordo sempre se è di Armani o Cavalli o di Dolce e Gabbana.”
Ammetto che almeno ha afferrato il concetto.

Postcard from Bakewell

BAKEWELL ENGLAND DSC01510

Youth

 Caccia la malinconia dal tuo cuore, allontana dal tuo corpo il dolore, ché giovinezza e adolescenza sono come un soffio.

(Ecclesiaste, 11,10)

Cos’è la giovinezza in fondo, cosa doveva essere

(Le luci della centrale elettrica, 40 Km)

Gli anni prima della scuola sono passati in un lampo, proprio come quegli alberi davanti alla luna.

(John Kennedy Toole, la Bibbia al neon)

 

Youth era una parola che non riuscivo a pronunciare: iouz, iuz, iouhz. La sentii ripetere più volte durante il mio primo Inter-rail in Inghilterra. Dormivo in ostelli della gioventù, Youth hostels. Pronunciare le due parole assieme era ancora più difficile e anche se erano stampate a caratteri cubitali sulla copertina della guida, solo dopo alcuni giorni riuscii ad associare la pronuncia alle due parole scritte.

Gioventù, giovinezza. L’italiano, forse poetico, ingannevole, non trasmette lo stesso suono dell’inglese. Youth è una sillaba misteriosa, è come un taglio, un colpo di vento, dura un istante.

Parlo di te ogni giorno

Take a day, plant some trees, may they shade you from me.
(Blank page, Smashing pumpkins)

Parlo di te ogni giorno. Dico che ho conosciuto una persona dell’ariete. Chiedo se ci sono affinità con il leone, così, solo per chiedere. Ho l’impressione che i due quadrupedi difficilmente possano vivere uno di fianco all’altro. Ma fare questo tipo di domande mi serve per sapere qualcosa in più di te, pure avendo perso le tue tracce.
Una mia collega, dell’ariete come te, dice che è questione di carattere, che lei è tenace, determinata e che ha una sorella gemella ancora più testarda. Non ti assomiglia. Lei stessa a dire il vero dice che sua sorella, anche se gemella, non le assomiglia affatto.

You are here

IMG_0498 SAO PAULO LISBOA

Il vero amore

Sono in auto incolonnato nel traffico. Ascolto la radio. Cambio stazione di continuo pigiando compulsivo sul display, alla ricerca di uno straccio di canzone. Ma parlano tutti, del meteo, delle notizie, fatti di cronaca, opinioni, fregnacce. Mai nessuno a quest’ora che metta su una musica come si deve.

Mi fermo su un’emittente locale. Trasmette la canzone di una che sgolandosi dice: “Se non è il vero amore vattene via, quello che voglio da te è il vero amore…”

Mai sentita. Non conosco questa canzone. La musica è insignificante, ma smetto di cercare, non cambio stazione: ascolto il testo, curioso di sapere come va a finire.

Gettando un’occhiata allo specchietto retrovisore vedo una ragazza dietro di me che canta la stessa canzone, anche lei in auto imprigionata nel traffico. Me ne accorgo dal labiale: “Se non è il vero amore vattene via, quello che voglio da te è il vero amore, se passi da qui non fermarti sai…”

Se inchiodassi e mi facessi tamponare?

Una scadenza come il latte

Stanno bene assieme. Per quel poco tempo in cui riescono a vedersi. Ma così non può durare. Lei sposata con due figli, lui libero, ma senza nessuna intenzione di mettere su famiglia.
Si vedono una, due volte a settimana e tutto quello che fanno è stare a letto.
E’ una storia che va avanti da un anno, ma questo non vuol dire niente. Si sono già lasciati quattro, cinque volte, come ci si può lasciare da amanti.
Lei arriva a dei momenti in cui non ce la fa più. Non le va di mandare la famiglia allo sfascio. Allora pensa che l’unica cosa da fare sia piantarlo, chiudere il libro.
Così un giorno mentre sono a letto lei gli propone una data, una scadenza come con il latte.
“Stabiliamo un giorno. Stiamo assieme fino a quel giorno. Dopo di che ci lasciamo, non ci vediamo più” gli dice.
Lui riflette. In fondo non è una cattiva idea. Sorride tra sé. Forse pensa che il latte per qualche giorno si può bere anche dopo la data di scadenza.

A che punto sono della mia vita

Tua madre ce l’ha molto con me
Perché sono sposato e in più canto
(Giugno ‘73, Fabrizio de Andrè)

La bottiglia di vino rosso è finita. Il primo che avvista il cameriere ordina la seconda.
Sono a cena con Alessandro in una bettola del centro.
Mi guarda da un paio di minuti fisso-fisso senza dire niente. Mica siamo a corto di argomenti. Quando fa così è probabile che abbia una domanda in canna, lo conosco.
“Da quanto tempo non vai in giro?” mi chiede.
“Sono rientrato ieri da Algeri”.
Potrei avergli detto Londra, Mosca o Beirut, non avrebbe fatto alcuna differenza. Ha un lavoro simile al mio, pure lui è spesso in giro.
“Tu?” gli chiedo.
“Non vado più da nessuna parte. Il titolare latita, non si fa vedere, preferisco stare in ufficio”, mi risponde, “e questo dimostra che viaggiare o non viaggiare le cose non cambiano.”
“Dici per il risultato o perché in viaggio o in ufficio fa lo stesso?”
“Per me è lo stesso. Non cambia il risultato, non mi cambia la vita, mi abituo in un attimo a entrambe le cose…”.
“Ho capito”.
Il cameriere con un’occhiata ci fa intendere se vogliamo qualcosa.
Alzo a mezz’aria la bottiglia vuota.
“A che punto sei della tua vita?” mi chiede a bruciapelo.
Ha l’aria di una domanda solenne, ma non riesco a dare peso a queste parole. Perché Alessandro è così, di punto in bianco, quando meno te lo aspetti, ti incalza con questioni sui massimi sistemi.
“Sono a questo punto, il punto presente” gli rispondo.
E vista l’insoddisfazione nel suo sguardo aggiungo: “Come te aspetto che il cameriere porti un’altra bottiglia di vino”.
Il cameriere arriva, stappa la bottiglia e senza convenevoli riempie i calici fino a tre quarti.
“Hai mai letto Marco Aurelio?” gli chiedo. Alessandro accenna un no con la testa.
“Stasera quando rientro ti mando qualcosa per email.”
La sera torno a casa. Cerco tra i libri A se stesso. Mi sdraio sul divano e scorro le pagine dove ho segnato a matita alcuni passaggi. Ecco la frase. Cellulare in mano gliela trascrivo paro paro:
“Nessuno perde altra vita se non questa che sta vivendo, né vive altra vita se non questa che va perdendo.”

Postcard from Marina di Ravenna

IMG_6747 MARINA DI RAVENNA

Sono irrimediabilmente attratto dalle persone che corrono

Sono irrimediabilmente attratto dalle persone che corrono. Trovo che ognuna nel farlo sia diversa dall’altra: nel modo di sollevare le gambe, di tenere le braccia, nell’espressione del volto.
Correre, come camminare, mette in mostra molto del nostro lato fisico. Rivela se siamo leggeri o pesanti, contratti, compassati, sciolti, disinibiti. Se siamo forti o gracili, doloranti o in piena forma. Goffi, impacciati, innaturali o eleganti. Rilassati o drammaticamente sotto sforzo.
C’è chi saltella, chi corre in orizzontale come se seguisse una linea immaginaria da non oltrepassare col capo. Chi solleva i piedi zampettando come un grillo, chi ha un passo felpato come se corresse scalzo su un tappeto persiano.
Se vedo uno che corre mi viene subito voglia di seguirlo. A volte quando sono in compagnia lo faccio per scherzo, anche se sono in giacca e cravatta, magari seduto al caffè a bere qualcosa con gli amici: mi alzo di scatto e inseguo il corridore per un centinaio di metri.
Un giorno in aeroporto a Francoforte, mentre aspettavo l’imbarco con i colleghi di rientro da una fiera, è passata una signora di corsa, probabilmente in ritardo per la coincidenza. Senza dire niente a nessuno mi sono messo a correrle appresso. Quando si è accorta di me si è spaventata. Chissà, deve avere pensato che fossi pazzo, un maniaco malintenzionato, o semplicemente un cretino.
Trovo esaltante la scena in cui Forrest Gump decide di correre in lungo e in largo per gli States e capisco perfettamente quelli che per puro istinto gli si sono accodati.
Correre per correre. Senza una meta, senza un traguardo, senza un limite di tempo. Strenuamente in lotta con la forza di gravità, il vento contrario, la pioggia battente.
Correre per ingannare il tempo.

Il verzellino giallo

Il verzellino giallo in mezzo all’erba non teme l’ombra della tortora che si posa sui rami del pino. Nel caldo del pomeriggio mi affaccio alla finestra dell’ufficio per guardare fuori. Rare auto che passano sulla strada di fronte e il canto di qualche sparuto uccello.

Il condizionatore guasto va a intermittenza: si accende, dura qualche secondo e si spegne. Non dà sollievo. Bagnato di sudore sono in attesa di uno squillo del telefono e non ho voglia di chiamare nessuno. Difficile immaginare che qualcuno lavori con questa calura.

Il verzellino perlustra il prato in parte inaridito. La tortora, forse più furba, resta all’ombra sui rami del pino.

Siamo le uniche tre presenze di questo pomeriggio estivo. Non giungono notizie dal mondo. Nessuno si fa vivo. Questo mi fa credere per un momento che il mondo stesso sia alla finestra come me. In questa calura non ci sono guerre, scioperi, proteste. I giornali sono a corto di notizie e le poche scritte sembrano inattendibili.

Spiare dalla finestra i movimenti degli uccelli è una notizia trascurabile.

La tortora prende il volo in verticale e planando scompare dietro le case. Il verzellino ha percorso rasoterra qualche metro e si è imbucato in una siepe.

Penso che quello che vedo difficilmente ti possa interessare e che mi ostino a notare cose per te insignificanti. Cose che nessuno vede o ha mai visto.

Resto così solo alla finestra in questo pomeriggio di fine luglio.