Questa sera sono a cena da solo

Questa sera sono a cena da solo. La cameriera dice prego ogni volta che posa un piatto sul tavolo. Lo dice meccanicamente senza levare lo sguardo. Le sue sono brevi incursioni nella sala degli ospiti. Assolve al suo compito in maniera veloce. Il servizio non prevede dialogo. Chissà perché ma mi ricorda una monaca che dispone religiosamente soprammobili e suppellettili pensando ad altro.

Dei sei tavoli della sala cinque sono occupati. L’uomo solo in un angolo, uscito per fumare una sigaretta, è rientrato barcollando. La sua caraffa da mezzo litro di rosso in effetti è vuota. Nel calice restano due dita di vino. Per ammazzare il tempo estrae dal portafoglio carte di credito e documenti. Fa questo con aria sorpresa, come se non riconoscesse se stesso nel nome stampato su quelle carte. È straniero. Direi mediorientale, non potendo stabilire con certezza se cipriota, libanese o siriano.

Nel tavolo dell’altro angolo una ragazza e due uomini parlano del niente alternando inglese e italiano. Li sento distintamente chiacchierare su ricette, vini francesi, vacanze, soprannomi, meteo e altro sul quale non riesco a concentrare l’attenzione per più di qualche secondo. Probabilmente una cena di lavoro.

Il signore del Middle-East decide di intaccare la brocca dell’acqua.

Al mio fianco altri tre si sono seduti da poco: un altro tavolo con una ragazza, un ragazzo e un adulto. La ragazza è stata l’unica a salutarmi entrando: per pura circostanza ha pronunciato un impercettibile bonsoir. Poi la sua voce non si è più sentita. Parlano solo i due uomini, in italiano con un accento meridionale. Il ragazzo dice che è fuori per lavoro quindici giorni al mese per cui gli è sempre più difficile fare sport. Questo è tutto quello che ho colto.

Parlano di sport anche al tavolo di fronte a me: sono amici del titolare e il titolare appena arrivato mangia assieme a loro. Mi sembrano quelli più presi dal cibo che dalla conversazione. La donna è l’unica a tenere banco: dice che Milano è diversa.

Ora nel bicchiere dell’uomo mediorientale resta solo un dito di vino rosso.

Io scrivo.

 

4 pensieri su “Questa sera sono a cena da solo

  1. La cameriera che meccanicamente dice prego, mi ha fatto venire in mente tutte le volte che io invece dico grazie con intenzione. Che davvero guardo chi mi serve, sorrido e dico grazie. E meccanica non c’è.

    • Quel prego ripetuto a macchinetta è solo un dettaglio delle mie sere solitarie nel mio amatissimo Casa Clelia. La cameriera aveva quella gentilezza fredda e asciutta, ma gentilezza era, sicuro, come la tua mi sembra di capire. Pure i miei grazie a volte sono intenzionali. Ho letto una citazione sul muro di un bar a Praga che ho fatto molto mia: non perdere mai occasione per essere gentile. Ciao

      • Ecco, appunto questo. Mi piace pensare che la gentilezza sia qualcosa da coltivare e da non dare per scontato. Che un sorriso dato a chi lavora per te sia un grazie davvero e non una semplice meccanica. E adesso so anche cos’è Casa Clelia. Deve essere un bel posto, anche in solitaria.

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