Madrid Terminal 4

Lui parte. Prende un aereo. Sono una di fronte all’altro con una parete di vetro alta fino al soffitto che li divide. Di qua le persone che accompagnano e restano. Di là quelle che entrano per il controllo bagagli.

Madrid, Terminal 4.

Si fanno dei segni. Il vetro a pochi centimetri dalla loro bocca si appanna.

Lei, che rimane, lo chiama al cellulare. Lui sorride, dice due parole guardandola fissa negli occhi e mette giù. Quindi l’ultimo saluto. Se ne va.

Lo segue con lo sguardo, senza distogliere gli occhi, non lo molla. Ha tutta l’aria di sperare che lui si volti, di chiedersi se lui si volta, di scommettere che lui possa voltarsi.

Il ragazzo si allontana di spalle trascinandosi il trolley. Scompare inghiottito dalle scale mobili.

Lei si alza sulla punta dei piedi per constatare se possibile che lui all’ultimo momento si giri e la saluti. Ma non succede.

Ora sembra indispettita. Accende una sigaretta. Prende di nuovo in mano il cellulare. Forse gli scrive: pensavo che ti saresti voltato. Forse manda un messaggio a qualcun altro.

Evito sempre di accompagnare chi parte in aeroporto. Non mi piacciono gli addii.

5 pensieri su “Madrid Terminal 4

  1. Io adoro la sala arrivi, è raro trovare persone tristi. La gioia si concentra in quei trenta secondi dal varco delle porte scorrevoli all’individuazione del proprio obiettivo. Ma anche chi è in partenza, chi vedi che proprio sta andando in vacanza…deformazione di chi lavora anche in un aeroporto! Trovo invece molto tristi le stazioni ferroviarie…

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